conoscere un vero pittore

Posted in Uncategorized with tags on agosto 20, 2010 by silviared

Dipingere è fatto di curve e raccordi, come comporre una musica. Dipingere è fatto anche di movimenti o solo di movimenti: se non è un fiore a essere disegnato non posso fare linee sottili e accompagnate. Devo fare delle mie dita roccia per dipingere uno scoglio. Devo pietrificare il mio cervello, fermarlo sul riflesso dell’acqua. Quanti strati dovrò riassemblare per non dimenticare che il mare è profondità e non è una piattaforma? Dovrò essere mare e perdermi nelle deformazioni delle onde a scogli, sabbia, diventano il tornado che affonda nell’acqua, sono io quell’acqua. Ho iniziato un quadro, un tappeto di razioni di desideri finora inespressi. Grazie a chi mi ha ospitata, unico incantesimo senza traccia.

ascoltare che ci sono regole nella pittura

Oltre i confini dei mondi con il fumetto, tra oriente e occidente

Posted in Uncategorized with tags , , , , on gennaio 16, 2010 by silviared

Alle voci di un ennesimo ritorno di alcuni Comics, i lettori più affiatati si chiedono se è una mossa di marketing fine a se stessa o se davvero si pensa di voler dire qualcosa di serio ai ragazzi, così come si è detto quando i disegnatori mangaka, esperti, progettavano quello che gli adulti hanno già imparato. Il valore di una reintroduzione di un mondo di sensi e significati non è soltanto una mossa di mercato, o almeno non si capirebbe se si tratterebbe di un ritorno legato alle contingenze del disegnatore o se davvero è riferito a un’azione maieutica. L’importanza del lettore e della fiducia che gli viene data è quel rafforzamento del sodalizio tra storia e tempo delle idee.

Sotto le strisce e le vignette ci sono tradizioni che sono importanti come nel caso della storia dei manga. L’universo fluttuante di ciascun ukiyo-e inizia a diffondersi al di là dell’oriente dall’apertura del paese all’occidente, nel 1868. Il cosiddetto stile liberty deriva in effetti dalle xilografie che avvolgevano le porcellane destinate all’esportazione, fin dal 1192. La delicatezza e la precisione delle stampe giapponesi conserva quel minimalismo che caratterizza i filamenti delle tessiture che fanno gola ai collezionisti. Ne possiamo ammirare la grafica a Torino nelle trecento opere esposte presso l’Accademia Albertina delle belle arti, se consideriamo che anche il fumetto è l’elemento tangibile più diffuso tra i giovani lettori contemporanei. È infatti conservata anche nei mangaka, disegnatori esperti dei manga, il rispetto per la cultura dalla quale le immagini hanno preso spunto, in un atteggiamento che supera l’ironia e diventa satira, forma di territorialità della critica e quindi del pensiero.

C’è un elemento religioso che riguarda la sedimentazione del fumetto orientale. In un primo modello di raccolta dei dati che riguardano i diversi piani discorsivi che vengono messi in campo il bianco e nero ha un ruolo primario. È inerente a un’idea di soprannaturale che dalla memoria della tradizione si arriva al colore applicato alle inserzioni figurative. Un esempio è negli stessi Han’yo, anime del folklore giapponese spesso emarginate a causa della loro natura di creature rimaste al confine tra divinità e esseri normali. Inuyasha, anti-eroe ma naturalmente legato ai fatti degli umani, è un risolutore magico dei guai che combinano i suoi amici adolescenti. Oltre il tempo e lo spazio lo sciamanesimo diventa un’irruzione della rinascita della sinergia tra il colore della forma e la logica creativa che distrugge le fasi metanarrative, pur presenti come inserzioni tra le pagine.

Il cibo immaginifico che il fumetto pone come campionatura delle espressioni dà un movimento alle anime che è reso esplicito dalla linearità dei livelli discorsivi delle azioni. Dalle strisce made in Honk Kong fino ai manhua, fumetti cinesi che rispettano i canoni del manga, a assumere un ruolo fondamentale è la sensibilità agnostica delle figure come unità del pensiero. Le pagine sono soltanto imago-centrismi del pensiero mnemonico. Quante serie interrotte popolano la cultura dei mangiatori di fumetti, dai Marvel ai più rari? La coltura di una sorta di alterazione del senso è intrisa della tenacia morale che dal creatore dello storyboard arriva al lettore. Un malessere che avvertirebbe chiunque capisse che lo stendere il colore non è soltanto un lavoro di squadra ma, soprattutto, un regalo che si propaga come al di là delle logiche del lavoro, del mercato, della gerarchia sociale, dello sfruttamento delle risorse.

Lo sbloccare patterns di uno stato avanzato della storia che è rimasto bloccato in precedenza è uno dei metodi più certi che la narrazione mira a conservare, anche nel caso dei cloni dei manga made in Honk Kong. Che si sia favorevoli o meno alla riproducibilità delle creature oniriche e sognanti della favola orientale, il consenso alla significazione semplice, disinibita, dell’arte orientale fa della predestinazione una texture di miscele chiare, al di là delle classificazioni della modernità. Può considerarsi un’impaziente discriminazione quella che vuole confrontare due culture spesso contrapposte. Almeno se si tratta di fare dell’arte figurativa una forza sociale sempre essenziale almeno tra i più giovani. In entrabi i casi la riflessione sulla situazione culturale è al centro della prismaticità di una sintesi della quale i disegnatori di manga e di fumetti sono sempre consapevoli.
Silvia Redente

La bottega è in lavorazione – flyer

Posted in Uncategorized with tags on gennaio 2, 2010 by silviared

Il logo è pronto. Una notte di incisioni sullo stampino di gomma e poi ecco apparire il mio primo emblema. Le magliette possono essere decorate al sole. Il più bel sole che avessi mai sperato di aspettare. Già due richieste per strillare al mondo che La bottega sta per aprire: sono in mostra le mie tele, le magliette per coprirci dalle altre forme di vita, ci sono in bellavista le conchiglie che ho raccolto sulle spiagge di ogni luogo che ho visitato. E poi pannolini per bambini, di quelli di stoffa che non esistono più, borse e cofanetti personalizzati, anche con decorazioni su richiesta. Le collane e i bracciali che ho infilato per i diversi momenti d’età sono per chi sentirà di poterne mantenere il ricordo: un pensiero per se stessi. Allo stesso modo c’è la possibilità di fare decorazioni per qualsiasi oggetto che si voglia fare proprio, che sia d’abbigliamento o da esporre per abbellire le pareti delle stanze, per uscire di casa con un paio di scarpe che sia veramente di chi le indossa.

Digito ergo non sum

Posted in Uncategorized with tags on gennaio 2, 2010 by silviared

Le comunità virtuali come polis umane intrecciano il mondo del lavoro e si delineano vere e proprie piattaforme di rilancio delle pratiche sociali. È una pedagogia delle comunità digitali che inondano finalmente la rete, dopo anni di silenzio da parte della politica. Si trovano due forze contrastanti: da un lato il desiderio, soprattutto dei giovani, di dire tutto, ma proprio tutto quello che pensano, dagli appuntamenti alle idee sui fatti. Dall’altro il braccio armato della censura che inizia a demolire le prime trincee dei manifestanti digitali.
Ormai non si tratta di collegarsi alla rete soltanto per trascorrere ore di svago con i giochi di ruolo o le chattate tra amici. Il sostituto del telefono tradizionale è un mezzo di informazione e di creazione di relazioni nuove tra enti, imprese e aziende di ogni settore. Dal primario nelle sue nuove forme, di quello delle piccole imprese agricole del sud d’Italie, fino alle fabbriche di materie prime e ai servizi alle imprese, è tutto reperibile in pochi istanti di acutezza e ingegno applicati ai motori di ricerca tra i quali google è il più utilizzato. Prima dell’informazione vera e propria, quella mirata alla comunicazione di per sé, come un angelo custode che si rivolge al suo passato, il web si è trasformato in una guida per i più poveri e per i giovani studenti e non occupati.
L’ecosistema che riflette le possibilità del realismo onirico dei giochi diventa una forza divergente dalle coalizioni che fanno degli estremismi religiosi e politici dei mezzi impropri di strumentazione del pensiero dei giovani che navigano. La stampa ha poetizzato la nozione di informatività e ha reso vicina la sua funzione attraverso la democratizzazione della diffusione. Un servizio ancora parziale, quello di alcuni giornali che in un periodo della giornata lavorativa mettono a disposizione dei lettori alcune o tutte le pagine dei prorpi giornali, è un sintomo della schiettezza di alcuni gruppi. Tuttavia è ancora parziale la diffusione delle porte di ogni dimensione delle informazioni. Due mezzi principali hanno permesso di diffondere in maniera aperta e efficiente le comunità e il lavoro che ne pervade alcune: lo streaming e i libri elettronici. In questi due modi di diffusione e di creazione delle informazioni la parola da diretta e povera di riflessività delle radio e delle televisioni tradizionali si trasforma grazie alle possibilità di riascolto e di registrazione rapide e economiche a sostituzione del vecchio vhs e dei nastri magnetici. L’anacronismo è quindi una fonte di guadagno delle poche postazioni autonome che alcune comunità digitali sparse in Italia hanno permesso di diffondere.
I contenuti liberi di alcune reti, per esempio delle università e di alcune botteghe dell’informazione come le web radio stanno attraversando un periodo di contrasti: la medi(a)-cina della solitudine e delle povertà di chi non può permettersi la carta stampata sta subendo le diaspore e le censure della politica e dell’indicizzazione. A puntare il dito sulle prime forme di manifestazione sintomatiche della geografia di un popolo che non può sopportare neanche lo scendere in piazza sono proprio gli organi di gestione dei sistemi informatici. Sopprimere l’espressione, il diritto ai diversi punti di vista sta dando adito a formazioni di partito là dove la partitocrazia dovrebbe essere al servizio della libertà d’informazione.
L’esilio tra le pareti di casa o di un ufficio è la costrizione a una monotematicità delle idee. A discapito della socialità, oltre a dimenticare che a essere censurati dovrebbero essere i siti che istigano alla violenza e al razzismo, si sostiene una falsità che come tale è contro la democrazia. Quella che avrebbe potuto essere una società dell’espressione diventa un ennesimo luogo di paure e di insicurezza per i primi nuovi utenti.
Silvia Redente

Primi spazi

Posted in Uncategorized on dicembre 14, 2009 by silviared

Cossart. L’arte svela il suo vero volto Diverse Sedi Cassano allo Ionio (CS) – Pressrelease

Posted in mostra collettiva on dicembre 10, 2009 by silviared

Cossart. L’arte svela il suo vero volto Diverse Sedi Cassano allo Ionio (CS) – Pressrelease.

Le stagioni dell’arte

Posted in Uncategorized with tags , , , on dicembre 4, 2009 by silviared

La territorialità dell’arte, i luoghi in cui si possono fruire le opere, le persone che possono fare avvicinare il pubblico agli artisti e gli artisti al diritto al lavoro sono soltanto alcuni tra i temi che si sono auspicati di portare alla luce i firmatari dell’appello di ottobre alla Presidenza della Repubblica. Una richiesta al Presidente Giorgio Napolitano per sottolineare la necessità di aprire un dibattito in merito alle politiche culturali in un paese come l’Italia che ha bisogno, più di altri, di pensare la cultura come strumento di democrazia, come patrimonio collettivo, in particolare per le nuove generazioni. A firmare sono stati i cittadini, gli esponenti attivi nel campo artistico e gli studenti. La risposta è stata quella di un impegno a realizzare le richieste di centinaia di artisti e giovani che vorrebbero vedere riconosciuto il diritto a lavorare per la cultura. Il dibattito che vorrebbe essere aperto è quello che riguarda il modo di far risplendere l’arte in un’Italia da sempre considerata il fiore all’occhiello dell’Europa per l’arte e la crescita culturale democratica.

Nei siti web che impazzano in questi ultimi anni si presentano opere come se fossero quelle l’oggetto della fruibilità. Per quali motivi un apprezzato artista contemporaneo è costretto a rinunciare alla sua presenza sulla scena per affidarsi alla virtualità? Dove risiede oggi l’etica della comunicazione artistica, mentre la lettera amorfa della rete condanna ai rapporti con autori automi, molto più automatici e androidi che artisti nella loro complessità? Un sito che parli di arte figurativa, della classica e ormai soppressa pittura a mano libera, che voglia privilegiare il lavoro assiduo di un formatore di figure che hanno una tattilità, un corpo solido e inimitabile, un’aura, cosa può dare allo spettatore rispetto a ciò che una tela può offrire in una galleria alla presenza dell’artista? La retorica della fede nella mostra impressionistica con i cavalletti sporchi di oli e densi di un odore a volte nauseante non minaccia la galleria on-line che si fregia della sua presenza liminare.

Al di sotto della fragilità liberata dalle note della presa di posizione tradizionalista risiede una situazione duplice che riequilibria la caducità della forza empatica del quadro visto dallo spettatore. Senza un visionario che osservi la sedimentazione della fibra vicina al suo sguardo l’opera non può darsi. La lingua del silenzio non ha spazi comunicativi e la poetica della figura è un dialogo continuo e incessante con la distrazione che dalla parola dell’artista arrivi alla parola dello spettatore. Due forme di chiarezza, quella della forma dell’opera e quella dell’interpretazione del pubblico che vi dà senso, sono alla base della lingua della pittura. Come molti critici tra cui Maurice Blanchot e Emilio Garroni hanno sottolineato, non esiste un’interpretazione al di fuori del linguaggio stesso della forma matura dell’opera che si presenti nuda agli occhi della mente umana. Nessuno è al di fuori della complessità sostanziale della figurabilità del senso poetico, neanche se a essere messo in discussione è un oggetto tridimensionale. L’icona sterile non è quella della tela colorata, ma è il segno privato della sua plurivocità, quindi simile a quella fotografia non palpabile che scorre davanti agli occhi mentre il mouse dissolve l’immagine della memoria.

Il movimento onrico dell’opera figurativa, del sogno senza rapporto con il teatro della vita nella veglia, fino al ricongiungimento con la decostruzione dell’immaginazione trova in quella circolarità una formazione che ha tante dimensioni quante sono le persone che rendono significativa la ricezione. Lo spazio che andrebbe aperto sarebbe quello reale di luoghi dedicati a chi vorrebbe poter vivere per l’arte come forma culturale: potrebbe rendere il nostro paese luogo di scambio e di apertura all’attenzione vigile e istruttiva dell’arte.

Silvia Redente